Il tuo sito è bello, ma funziona davvero?

Un sito bello non è necessariamente un sito efficace. Scopri quali elementi fanno davvero la differenza: chiarezza, velocità, navigazione, SEO, call to action e capacità di generare contatti. Perché un sito aziendale non dovrebbe essere soltanto una vetrina, ma uno strumento capace di produrre risultati concreti per il business.

Il tuo sito è bello, ma funziona davvero?

Avere un sito bello fa sicuramente una buona impressione.
Colori curati, fotografie professionali, animazioni, effetti grafici e un design moderno possono comunicare immediatamente qualità.
Ma un sito aziendale non dovrebbe essere soltanto bello da vedere.
Dovrebbe soprattutto funzionare.
E quando parliamo di funzionamento non intendiamo semplicemente che le pagine si aprano correttamente.
Un sito funziona davvero quando riesce a raggiungere gli obiettivi per cui è stato realizzato.
Portare nuovi contatti.
Generare richieste di preventivo.
Ricevere telefonate.
Vendere prodotti.
Far conoscere un servizio.
Convincere un potenziale cliente a scegliere l’azienda.
La domanda quindi non dovrebbe essere solamente:
“Ti piace il mio sito?”
Ma:
“Il mio sito sta facendo quello che dovrebbe fare?”

Bello e utile non sono la stessa cosa

Nel web design l’aspetto grafico è importante.
Un sito trascurato può comunicare poca professionalità e diminuire immediatamente la fiducia dell’utente.
Ma può esistere anche il problema opposto.
Siti graficamente spettacolari che risultano complicati da utilizzare.
Animazioni che rallentano la navigazione.
Menu creativi ma poco intuitivi.
Testi difficili da leggere.
Pulsanti che non fanno capire cosa succederà dopo il clic.
Video enormi che rallentano il caricamento.
In questi casi il design rischia di diventare protagonista al posto dell’azienda.
Un buon sito dovrebbe utilizzare la grafica per facilitare il percorso dell’utente, non per complicarlo.

Cosa dovrebbe fare realmente un sito aziendale?

Dipende dal tipo di attività.
Per un professionista potrebbe significare ottenere richieste di consulenza.
Per un’impresa di installazione potrebbe significare ricevere preventivi.
Per un ristorante potrebbe voler dire generare prenotazioni.
Per un e-commerce potrebbe essere vendere.
Per un’azienda B2B potrebbe essere acquisire contatti commerciali qualificati.
Prima ancora di scegliere colori, fotografie e layout bisognerebbe quindi definire una cosa molto semplice:
qual è l’azione principale che vogliamo far compiere al visitatore?
Una volta definita, l’intero sito dovrebbe contribuire a renderla semplice.

I primi secondi sono fondamentali

Quando una persona arriva su un sito per la prima volta non conosce necessariamente l’azienda.
Potrebbe essere arrivata da Google.
Da una campagna pubblicitaria.
Da Facebook.
Da Instagram.
Da una newsletter.
Da un link ricevuto da qualcuno.
In pochi secondi deve capire almeno tre cose:
• chi sei;
• cosa offri;
• perché dovrebbe continuare a navigare.
Se queste informazioni non sono immediatamente comprensibili, il visitatore potrebbe semplicemente tornare indietro e aprire il sito di un concorrente.
Per questo la parte iniziale della pagina è così importante.
Un’immagine spettacolare può attirare l’attenzione.
Ma un messaggio chiaro può trasformare quell’attenzione in interesse.

Il visitatore non dovrebbe cercare le informazioni

Uno degli errori più frequenti è costruire il sito seguendo la struttura interna dell’azienda anziché le esigenze del cliente.
L’azienda conosce perfettamente i propri prodotti.
Conosce i nomi tecnici.
Conosce i reparti.
Conosce le differenze tra i servizi.
Il visitatore no.
Se deve aprire cinque pagine per capire quale servizio fa al caso suo, qualcosa non sta funzionando.
La navigazione dovrebbe essere semplice.
I servizi dovrebbero essere riconoscibili.
I contatti dovrebbero essere facili da trovare.
Le informazioni più importanti dovrebbero comparire nel momento in cui servono.
Un sito efficace non costringe il cliente a ragionare sulla struttura.
Lo accompagna.

Il problema dei testi troppo generici

“Qualità e professionalità.”
“Soluzioni innovative.”
“Esperienza al tuo servizio.”
“Leader nel settore.”
Sono espressioni molto diffuse nei siti aziendali.
Il problema è che potrebbero essere utilizzate praticamente da qualsiasi attività.
Il visitatore vuole capire qualcosa di più concreto.
Che cosa fate?
Per chi lo fate?
In quale zona operate?
Che problema risolvete?
Quali vantaggi offrite?
Perché dovrei scegliere voi invece di un’altra azienda?
Un buon testo web dovrebbe rispondere rapidamente a queste domande.
La bellezza del sito può attirare.
La chiarezza convince.

La homepage non deve contenere tutto

Molte aziende cercano di raccontare qualsiasi cosa nella homepage.
Storia.
Mission.
Servizi.
Prodotti.
Certificazioni.
News.
Fotografie.
Partner.
Recensioni.
Video.
Contatti.
Il risultato può essere una pagina lunghissima nella quale l’utente non sa più cosa guardare.
La homepage dovrebbe soprattutto orientare.
Presentare l’azienda.
Spiegare cosa offre.
Mostrare i principali servizi.
Portare l’utente verso il percorso più adatto.
Le informazioni approfondite possono essere distribuite nelle pagine interne.
Non è necessario raccontare tutto immediatamente.
È necessario raccontare la cosa giusta nel momento giusto.

Il sito funziona bene da smartphone?

Un sito può essere bellissimo sul monitor con cui è stato progettato e molto meno efficace su uno smartphone.
Questo è un problema importante perché una parte significativa degli utenti naviga da dispositivi mobili.
Da smartphone bisogna verificare:
• leggibilità dei testi;
• dimensione dei pulsanti;
• semplicità del menu;
• velocità di caricamento;
• facilità nel compilare i moduli;
• possibilità di telefonare con un semplice tocco.
Un sito responsive non dovrebbe semplicemente adattarsi allo schermo.
Dovrebbe essere realmente comodo da utilizzare.

Quanto tempo impiega ad aprirsi?

La velocità viene spesso considerata un problema esclusivamente tecnico.
In realtà riguarda direttamente l’esperienza del potenziale cliente.
Se una pagina impiega troppo tempo a caricarsi, una parte degli utenti potrebbe abbandonarla prima ancora di vedere il contenuto.
Fotografie enormi.
Video pesanti.
Plugin inutili.
Script esterni.
Hosting poco performante.
Animazioni eccessive.
Sono tutti elementi che possono incidere sui tempi di caricamento.
Un sito veloce non è soltanto più piacevole.
Permette di eliminare un ostacolo tra il visitatore e l’obiettivo commerciale.

Dove deve cliccare il visitatore?

Immaginiamo che una persona abbia letto la pagina e sia interessata.
Cosa deve fare adesso?
Molti siti lasciano questa decisione completamente nelle mani dell’utente.
Un sito efficace dovrebbe invece proporre chiaramente il passo successivo.
Può essere:
• Richiedi un preventivo;
• Prenota una consulenza;
• Chiamaci;
• Richiedi informazioni;
• Fissa un appuntamento;
• Scopri il servizio.
La call to action deve essere visibile e coerente con il contenuto della pagina.
Dopo aver spiegato il servizio, il sito dovrebbe rendere naturale compiere l’azione successiva.

Troppi pulsanti possono creare confusione

Anche l’eccesso può diventare un problema.
Una pagina con dieci call to action differenti rischia di non avere una vera priorità.
“Scopri di più.”
“Contattaci.”
“Leggi il blog.”
“Seguici.”
“Scarica.”
“Guarda il video.”
“Iscriviti.”
“Richiedi un preventivo.”
Tutto contemporaneamente.
Quando ogni elemento sembra importante, spesso nessun elemento lo è davvero.
Una buona pagina dovrebbe avere una gerarchia chiara delle azioni.

Il sito ispira fiducia?

Prima di contattare un’azienda, soprattutto se non la conosce, il visitatore cerca segnali che possano rassicurarlo.
Recensioni.
Referenze.
Certificazioni.
Lavori realizzati.
Fotografie autentiche.
Informazioni societarie.
Contatti chiari.
Esperienza.
Garanzie.
Casi studio.
Questi elementi vengono spesso chiamati segnali di fiducia.
Non servono semplicemente a riempire la pagina.
Aiutano il potenziale cliente a ridurre l’incertezza prima di prendere una decisione.

Il modulo contatti è davvero semplice?

Anche un piccolo modulo può diventare un ostacolo.
Nome.
Cognome.
Indirizzo.
CAP.
Provincia.
Telefono.
Email.
Azienda.
Codice fiscale.
Messaggio.
Come ci hai conosciuto?
E magari altri campi obbligatori.
Se per chiedere un’informazione servono diversi minuti, alcune persone rinunceranno.
Ogni campo dovrebbe avere un motivo preciso per essere presente.
Per una prima richiesta spesso bastano poche informazioni.
Gli altri dati possono essere raccolti successivamente.
Meno attrito significa generalmente un percorso più semplice.

Essere trovati è solo metà del lavoro

SEO e Google Ads possono portare potenziali clienti sul sito.
Ma il loro lavoro termina quasi completamente nel momento in cui l’utente arriva sulla pagina.
Da quel momento è il sito che deve convincerlo.
Questo significa che ottenere una buona posizione su Google o pagare una campagna pubblicitaria non garantisce automaticamente risultati.
Possiamo portare 1.000 utenti perfettamente interessati su una pagina.
Se quella pagina non comunica bene, potremmo perdere gran parte dell’investimento.
Traffico e conversione devono essere progettati insieme.

Il sito parla dell’azienda o del cliente?

Molti siti parlano quasi esclusivamente di sé.
“Siamo nati nel…”
“Abbiamo esperienza…”
“Utilizziamo…”
“Disponiamo…”
“Realizziamo…”
Sono informazioni utili.
Ma il cliente sta pensando soprattutto al proprio problema.
Vuole capire:
“Cosa potete fare per me?”
Un buon sito trova un equilibrio.
Racconta l’azienda, ma traduce le sue competenze in vantaggi comprensibili per il cliente.
Non soltanto:
“Abbiamo vent’anni di esperienza.”
Ma:
“Vent’anni di esperienza per individuare rapidamente la soluzione più adatta al tuo problema.”
La differenza sembra piccola.
Dal punto di vista della comunicazione è enorme.

Il sito genera contatti?

Alla fine possiamo arrivare alla domanda più semplice di tutte.
Quante persone visitano il sito?
Quante chiedono informazioni?
Quante telefonano?
Quante compilano un modulo?
Quante diventano clienti?
Senza questi dati è difficile capire se il sito funzioni realmente.
Guardare soltanto il numero delle visite può essere fuorviante.
Un sito con 500 visite e 30 richieste potrebbe avere un valore commerciale molto superiore a un sito con 5.000 visite e tre richieste.
La metrica importante dipende dall’obiettivo.

Anche un sito vecchio può funzionare bene

Non bisogna nemmeno cadere nell’errore opposto.
Un sito non deve essere rifatto semplicemente perché ha qualche anno.
Se è veloce, chiaro, ben posizionato e continua a generare clienti, potrebbe avere bisogno solamente di alcuni aggiornamenti.
Allo stesso modo un sito appena pubblicato non è automaticamente migliore.
La data di realizzazione conta relativamente.
Contano i risultati.

Come capire se il sito funziona davvero?

Bisogna osservare il comportamento degli utenti e collegarlo agli obiettivi aziendali.
Le domande interessanti diventano:
Da dove arrivano i visitatori?
Quali pagine vedono?
Quali servizi attirano maggiormente interesse?
Da quali pagine arrivano le richieste?
Quanti utenti abbandonano?
Da smartphone il comportamento cambia?
Le campagne generano contatti?
La SEO intercetta le ricerche corrette?
Le landing page convertono?
A quel punto il sito smette di essere semplicemente una vetrina.
Diventa uno strumento misurabile.

Bello sì, ma soprattutto efficace

Non c’è alcun motivo per scegliere tra estetica e risultati.
Un buon sito può essere bello, moderno, veloce e contemporaneamente efficace.
Il design migliore è quello che sostiene l’obiettivo.
La SEO porta le persone giuste.
La comunicazione spiega il valore dell’offerta.
La landing page accompagna verso il contatto.
La tecnologia rende tutto semplice e veloce.
L’analisi dei dati permette di migliorare continuamente.
La vera domanda quindi non è:
“Quanto è bello il tuo sito?”
La domanda è:
“Quanti risultati sta producendo?”
Perché un sito aziendale non dovrebbe essere soltanto qualcosa da mostrare.
Dovrebbe essere uno strumento capace di lavorare ogni giorno per il tuo business.

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